Teatro d’Autorə ed altri linguaggi 2026/2027

Teatro d'Autorə
ed altri linguaggi
2026/2027

Teatro d’Autorə ed altri linguaggi è la stagione annuale del Florian Metateatro che porta a Pescara spettacoli di teatro contemporaneo di rilievo nazionale, compagnie di ricerca che incentrano il loro lavoro sulle possibilità comunicative ed evocative del teatro o presentano in esclusiva testi di nuova drammaturgia.

a seguire, dopo la prima di ogni spettacolo >> postPLAY_storie di teatri un momento di incontro e dialogo tra lə artistə e il pubblico nel foyer del Florian Espace.

info

_info e prenotazioni 
392.0496655 (anche whatsapp) o 085.4224087

_ingresso
intero 12€, ridotto per under30 e convenzioni 10€

_si consiglia la prenotazione!

dove

FLORIAN ESPACE
via Valle Roveto 39, Pescara

programma

gli spettacoli

La patente U' Picciu

ven 2 e sab 3 ottobre 2026 | ore 20.45

«Ero un bambino negli anni ’70 e la televisione pubblica da poco aveva inaugurato il secondo canale, Rai Due. Le famiglie una volta alla settimana si riunivano per vedere le opere teatrali prodotte appositamente per la messa in onda televisiva. L’Italia era un Paese diverso allora, forse migliore, e ai cittadini veniva data la possibilità di poter accedere alla cultura anche attraverso il piccolo schermo che mandava immagini in bianco e nero. Fu così che una sera rimasi folgorato dai “Sei personaggi in cerca d’autore” di Luigi Pirandello della Compagnia dei Giovani del regista De Lullo, con magistrali interpreti come Romolo Valli e Rossella Falk. E proprio quella sera decisi che il teatro sarebbe stato la mia strada. L’amore per il teatro scritto da Luigi Pirandello è stato un amore mai tradito, ma come ogni amore va alimentato e rinnovato. “Uno, nessuno e centomila” è stato lo spettacolo in cui ho recitato nel ruolo di Moscarda, l’ultimo spettacolo prima di lasciare Krypton per dedicarmi al lavoro di attore che mi ha portato a calcare i maggiori palcoscenici italiani.
Tornato dopo dieci anni con il ruolo di direttore artistico della compagnia, mi reimmergo ora, a poca distanza dai novanta anni dalla morte del grande drammaturgo, nella sua scrittura con l’auspicio di restituirgli una rinnovata possibilità di incidere nel contemporaneo.

“La Patente” è il breve testo di cui ho scelto di indagare la filosofia, il linguaggio e la modernità. E l’ho fatto coniugando l’uso dell’intelligenza artificiale con l’intelligenza dell’attore in carne e ossa. Il personaggio di Rosario Chiarchiaro, lo jettatore, reso iconico da Totò nel film del 1954 diretto da Luigi Zampa, mi accompagnerà. Chiarchiaro per certi versi rappresenta la vittima di un’ingiustizia frutto di angherie, credenze, dicerie, che possono portare anche alla morte e che, pur riferendosi al contesto degli anni Venti, sono di struggente e drammatica attualità. Il mio jettatore si ribellerà a tutto questo, farà sentire la sua voce e infine chiederà al pubblico di diventare anch’esso “jettatore” sì, ma dei mali generati dal post capitalismo, dall’imperversare del “buonismo” ipocrita, in realtà finemente intollerante alle differenze e amante del pensiero unico».
Fulvio Cauteruccio

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di Luigi Pirandello | adattamento e regia Fulvio Cauteruccio | con Fulvio Cauteruccio, Massimo Bevilacqua, Flavia Pezzo | voce recitante Ninni Bruschetta | ideazione scene Fulvio Cauteruccio | A.I. creator Marco Puccini | realizzazione elementi scenici Pierluigi Puccini | costumi Frida Schneider | sartoria Benedetta Orsoli | elaborazione suoni Vincenzo Maria Campolongo | audio, video e luci Michele Forni e Marco Santi | foto Alessandro Botticelli | produzione e amministrazione Laura Bandelloni | organizzazione Francesca Ceccherini | produzione Compagnia Krypton (Firenze)

Processo all'esistenza
primo studio

ven 9 e sab 10 ottobre 2026 | ore 20.45

«Da che ho memoria, ho sentito solo parole d’accusa e risposto con accuse. Ho supplicato per un’assoluzione o uno sconto di pena, gridato cercando un colpevole. In un solo momento l’udienza è stata sospesa: quando ho scoperto la poesia. Le parole non uscivano più da me per accusare, rivendicare, difendere, ma per contemplare. Eppure, il paradosso della mia esistenza, questa ineluttabile spinta a salire sul banco degli imputati, mi ha portato a processare anche la poesia, la libertà che avevo trovato».
Emanuele D’Errico

Lo spettacolo attraversa le tappe di un’intera vita — famiglia, religione, amore, morte — ponendo alla sbarra le crepe di un’esistenza utilizzando il linguaggio della spoken music, un dialogo tra poesia performativa e musica elettronica, realizzata ad hoc da Gianluigi Montagnaro. In questo tribunale interiore, che mette sotto accusa il fallimento di un’esistenza, il pubblico è parte integrante, mentre l’”Io” dell’attore si fa mosaico di storie, facendosi accusa, difesa, imputato e giudice di se stesso. Il progetto nasce dall’incontro che ho avuto con la Poetry Slam, competizione in cui i poeti si sfidano recitando le loro poesie, giudicati con dei numeri da un pubblico. Il brivido che si prova è quello del bambino che sale sulla sedia durante il pranzo di Natale per dire la poesia che ha imparato. Il desiderio di essere visto e la paura di essere giudicato sono due forze opposte che vibrano in lui e lo fanno tremare. Trema di eccitazione e terrore.

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un progetto di Emanuele D’Errico e Federica Carruba Toscano | regia, drammaturgia e interpretazione Emanuele D’Errico | aiuto regia Federica Carruba Toscano | musiche originali e drammaturgia sonora Gianluigi Montagnaro | disegno luci Fabrizio Cicero | scenografia Rosita Vallefuoco | costume Giuseppe Avallone | compagnia Putéca Celidònia (Napoli) | produzione 2026/2027 Teatro di Napoli

con il supporto di Progetto Oikos – Residenza per Artisti del Florian Metateatro | con il supporto di Residenza Arte Transitiva / officine Caos | “Il filo immaginario” di Gommalaccateatro | con il supporto di Teatro del Lemming/Centro di Residenza del Veneto “Vene.Re” nell’ambito del Progetto Cura 2026

Tutto troppo

per DECLINAZIONI – contro la violenza di genere

sab 14 novembre 2026 | ore 19.00

“Tutto Troppo” si ispira alla storia di Paolina Giorgi – nome d’arte di Francesca Chiodi, attrice aquilana morta assassinata nel 1911. Nata da una famiglia di operai, fin da giovanissima stirava le camicie dei ricchi per vivere. Lei voleva altro però, era troppo bella, era troppo intelligente, era “tutto troppo” e a 16 anni decise di trasferirsi – da sola – a Roma, dove iniziò a lavorare come sciantosa, cantante e attrice nei locali notturni. I romani persero la testa, D’Annunzio perse la testa, tutti persero la testa. Ma questa non è una favola: Paolina morì a 27 anni, per mano di un ex fidanzato che non voleva accettare la fine della loro relazione, era troppo. Paolina morì perché disse NO.
I linguaggi utilizzati nel lavoro sono quelli del movimento scenico, della danza e della performance che si contaminano e le attrici si muovono in scena come un coro greco; sono pezzi di un gioco, di frammentazione e di ripetizione, che si interrompe solo alla fine. Paolina decise di vivere, di amare e sfidò, perciò, il rischio che ogni gioco comporta. Il focus del lavoro riguarda non solo la violenza di genere ma è, soprattutto, una riflessione sulla rottura degli stereotipi – e sulla solitudine che essa comporta; è una storia antica, di contemporanea resistenza, di coraggio e di ricerca della libertà.

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ideazione e regia Monica Ciarcelluti | performer Mariangela Celi, Olga Merlini, Anna Pieramico | luci Fabrizio Pronio | foto di scena Mazen Jannoun | produzione Arterie Theater/Florian Metateatro (Pescara) | con il supporto di Progetto Oikos – Residenza per Artisti del Florian Metateatro | con il patrocinio dell’Osservatorio Regionale della Legalità

Postremos

ven 20 novembre 2026 | ore 20.45
sab 21 novembre 2026 | ore 19.00
 
Due donne, Simone e Rosa, si nascondono nella cantina di un Take Away, con Piano Bar. Attendono ordini in codice, consegnati attraverso un montavivande. Comande che paiono contenere informazioni criptiche su una prossima vittima.
Sono assassine? Agenti segrete? Con l’ultima comanda la situazione però precipita. In un climax di tensione emotiva nessuna delle due sembra più disposta a sottomettersi alle richieste di un potere patriarcale che pare tenerle sotto scacco da sempre. Non resta così che prepararsi alla sfida finale. Ma resta una domanda sospesa: c’è posto per entrambe nel futuro? Tra la costruzione di un muro e la sua caduta, tra un’esplosione di Buddha e un attacco al cuore di New York, tra città svuotate dalla pandemia e una striscia di terra rasa al suolo; tra un millennio che si chiude e uno che si apre, tra canzoni di ieri e canzoni di oggi, tra un tempo che scorre e uno che non passa…
 
«[…] La più recente produzione del Teatro del loto/Teatri Molisani, liberamente ispirata a “Il Calapranzi” di H. Pinter, è un appassionante noir musicale che si svolge in un ambiente chiuso e in un tempo indefinito».
 

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liberamente ispirato a “Il Calapranzi” di Harold Pinter | di Emilia Agnesa e Xhuliano Dule | con Eva Sabelli, Bianca Mastromonaco | canzoni di Erika Petti | ideazione e regia Stefano Sabelli | scene Michelangelo Tomaro | costumi Marisa Vecchiarelli |luci e audio Valerio Amedeo | foto di scena Max Ferrante | produzione Teatri Molisani (Campobasso)

Il palazzo

per DECLINAZIONI – contro la violenza di genere
giov 26 novembre 2026 | ore 20.45
 
Un monologo onirico e frammentato. La mente di chi vive in una realtà discontinua, dove il tempo si spezza, i ricordi si mescolano alle bugie, e l’identità è qualcosa di sfuggente. Beckett e Büchner sono i padri dichiarati, ma c’è anche Pirandello in ogni crepa dell’identità di Cesare, in ogni momento in cui lui si guarda nella vetrina e non riconosce subito chi è. Cesare Belletti è un “senza dimora” in senso profondo, dove non è la povertà il fattore precipitante. Un profondo disturbo psicopatologico dell’identità sembra essere preminente nell’organizzazione della sua marginalità. La vergogna è il motore silenzioso: non il crollo emotivo in sé, ma l’incapacità di confessarlo. Il protagonista mente a sé stesso prima ancora che agli altri. La sua storia “vera” verrà fuori a frammenti, contraddetta, corretta, smentita. Questo è il cuore onirico del monologo di un uomo che scopriremo essere stato maltrattante. Rifiutare l’aiuto, l’unico controllo rimasto. La strada assorbe, ti prende, è senza regole. Può sembrare paradossale, ma per certi versi ti fa sentire libero. La strada offre qualcosa che il sistema non offre — l’assenza di aspettative.
 

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di e con Fabrizio Paluzzi | supervisione alla regia Edoardo Oliva | allestimento scenico Francesco Vitelli | assistenza tecnica BeRaw | produzione Teatro Immediato (Pescara)

Tinta
una storia autobiografica

per DECLINAZIONI – contro la violenza di genere
ven 27 novembre 2026 | ore 20.45
sab 28 novembre 2026 | ore 19.00
 

“Quando ho compiuto sedici anni mia nonna mi ha portata con lei a Toronto per farmi conoscere un pezzo di famiglia e mostrarmi la casa dove aveva vissuto. Lei aveva già fatto questo viaggio. Si era imbarcata dalla Sicilia per andare ad incontrare mio nonno, con cui si era appena sposata per procura senza averlo mai visto prima. Intuendo che non si trattava soltanto di un’avventura romantica, un pomeriggio le ho chiesto di raccontarmi tutta la sua vita. Mi ha svelato segreti, desideri e sogni infranti. E insieme abbiamo capito che questa storia doveva essere raccontata perché non parlava soltanto di lei, ma anche di emigrazione, di emancipazione femminile, di coraggio e rivalsa”. Eleonora Cicconi
“
Con Tinta ripercorriamo una storia autobiografica per rintracciare gli elementi universali. Il rapporto intergenerazionale tra la nonna e la nipote risale le epoche per arrivare al nostro presente. Un segreto tramandato che ha voglia di essere condiviso e che ha ancora cosi tanto da dire. Verdiana Vono

Dalla Motivazione della giuria del Premio Scenario:
«Un racconto intimo, profondo, che per un lungo tempo non trova le parole per essere espresso perché manca il fiato. Una storia privata che viene liberata grazie alla sua conoscenza. Una altalena di vicende, di soprusi, di affermazioni che rimane nel più profondo dell’animo. In scena un gomitolo, un filo di Arianna che può portare lontano nella memoria, ma anche farci tornare alle nostre origini di popolo di emigranti. Una favola nera, disincantata, reale».

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da un’idea di e con Eleonora Cicconi | drammaturgia e regia Verdiana Vono | disegno luci Theo Longuemare | coproduzione Palinodie ETS e Teatro Gioco Vita (Aosta/Piacenza) | con il sostegno di Scenario ETS, Teatro Due Mondi – Residenze per Artisti nei territori, Faenza e Fondazione Claudia Lombardi per il teatro | Spettacolo Premio Scenario 2024

Nella lingua e nella spada

ven 4 dicembre 2026 | ore 20.45
sab 5 dicembre 2026 | ore 19.00
 

«Questo melologo di più anime si ispira alla storia del poeta e rivoluzionario greco Alekos Panagulis e della giornalista e scrittrice Oriana Fallaci: si incontrano per un’intervista il giorno in cui Alekos, incarcerato per un attentato al dittatore Papadopoulos, viene liberato grazie ad un forte movimento internazionale e restano allacciati, fra discussioni, lotte per la libertà, allegria, solitudini e speranze, fino alla morte di lui per un misterioso incidente, nel 1976. Alekos trova nella poesia una cura per resistere alla violenza della tirannia e del carcere; Oriana fa del suo lutto un libro. Irriducibili, spesso isolati e solitari, mai vinti nella vitalità e nell’energia, trasformano il dolore in scrittura, memoria di tutti, un tesoro al quale attingere quando manca il coraggio. Proverò a raccontare con le mie parole di lei e di lui, di quell’epoca, di quella terra e della mia, dell’entusiasmo per alcuni artisti – eroi? – che vissero l’orrore della dittatura senza piegarsi, cantando: nella lingua e nella carta è la loro spada. Grazie a loro allargo il mio sguardo di fortunata nata in tempo di pace fino al limite del buio che si avvicina. Luigi Ceccarelli crea la drammaturgia musicale integrandovi le improvvisazioni di Michele Rabbia e Paolo Ravaglia, mentre voce e movimenti dialogano con il suono. Sullo sfondo è la musica greca, che ha saputo accogliere la musica latina, araba e balcanica fino a farne una sintesi che ci identifica tutti in un unico linguaggio. Questo lavoro ha aperto una strada nuova che mi riconduce al misterioso luogo dove ho vissuto il primo fascino del teatro. Grazie a chi ci ha aiutato».
Elena Bucci

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elaborazione drammaturgica, regia e interpretazione Elena Bucci | musica in playback di Luigi Ceccarelli | con registrazioni di Michele Rabbia e Paolo Ravaglia | disegno luci Loredana Oddone | cura e regia del suono Raffaele Bassetti | assistente all’allestimento Nicoletta Fabbri | scene Elena Bucci, Loredana Oddone | costumi Elena Bucci, Marta Benini e Manuela Monti | foto Luca Concas, Salvatore Pastore, Patrizia Piccino | documentazione video Stefano Bisulli | si ringrazia il Teatro Comunale di Russi per l’ospitalità | produzione Le belle bandiere (Ravenna), Centro Teatrale Bresciano, Ravenna Festival, Campania Teatro Festival, TPE Teatro Piemonte Europa | con il sostegno di Regione Emilia-Romagna, Comune di Russi | produzione musicale Edison Studio

Canzoni in forma di nuvole
Cento storie per Sergio Endrigo e Jacques Brel

ven 11 dicembre 2026 | ore 20.45
sab 12 dicembre 2026 | ore 19.00
 

Storie leggere ironiche tenere trasversali fluttuanti come sogni impalpabili, come nuvole passeggere che disegnano nel blu forme monocromatiche e stravaganti al tempo stesso. Storie raccontate da un uomo qualunque. Un personaggio quotidiano immerso nell’attesa, un’attesa che è indugio sospensione inquietudine, ma anche serenità distensione e appagamento. Un appagamento che scaturisce soprattutto dalle storie che egli, ciclicamente, a ogni risveglio si racconta e ci racconta. E in questa attesa costellata di storie, emergono le canzoni.
Canzoni d’amore di sguardi di promesse e tradimenti. Canzoni di addii e di ritorni. Canzoni notturne canzoni di viaggi e canzoni sopra le nuvole. Canzoni scritte da due artisti apparentemente opposti ma accomunati dallo stesso gusto per l’avventura e dal loro essere sognatori.
L’irrequieto e apparentemente impetuoso Jacques Brel che concepisce le sue canzoni come vere e proprie pièces teatrali in miniatura, graffianti e tormentate. Spirito libero e avventuroso tanto da ritirarsi negli ultimi anni della sua vita nella Polinesia francese dove ora è sepolto a pochi metri dall’adorato pittore Paul Gauguin.
Il pacato e apparentemente elegiaco Sergio Endrigo che racconta l’amore puro e quello malato. Autore politico e autore per bambini, vanta collaborazioni significative con altri grandi personaggi del panorama musicale e culturale internazionale come Vinicius de Moraes, Pierpaolo Pasolini, Gianni Rodari attingendo, tra l’altro, alla tradizione dei cantautori francesi e alle loro radici, senza mai tradire il suo stile.
Due cantautori a confronto, portatori di quella cifra poetica che rende tutti gli artisti unici e riconoscibili. Alcune tra le loro canzoni più note (e le meno note) riproposte in un nuovo stile di arrangiamento musicale per solo voce e fisarmonica, si intrecciano al ritmo cadenzato delle storie costituendone il sottile filo conduttore.

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uno spettacolo musicale di e con Gianni De Feo | testo di Ennio Speranza | alla fisarmonica Marcello Fiorini | allestimento scenografico e costumi Roberto Rinaldi | produzione Florian Metateatro – Centro di Produzione Teatrale (Pescara)

Teatro d'Autorə
ed altri linguaggi 2026/2027

direzione artistica Giulia Basel, Massimo Vellaccio // staff Emanuela D’Agostino, Umberto Marchesani, Alessandro Vellaccio, Cristiana Di Giovanni, Marta Neri // collaborazione tecnica Fabrizio Pronio // ufficio stampa Cecilia Buccioni // coordinamento comunicazione Chiara Sanvitale // foto e social media astudio // responsabile video Alessio Tessitore // grafica Clarice

via Valle Roveto 39, Pescara – 65124 | tel: 085.4224087 o 392.0496655 | email: info@florianteatro.it